MARIANO ARMELLINI, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, pubblicato dalla Tipografia Vaticana, 1891. p. 664

Ss. Cosma e Damiano in Mica aurea (S. Cosimato)

È l'antichissima chiesa del Trastevere più comunemente nota col nome di s. Cosimato a piè del Gianicolo, dall'arena fulva e giallastra del quale prese la denominazione di Mica Aurea, nome che ritiene anche oggi la collina detta Mons Aureus, Montorio. L'area sulla quale sorge la chiesa corrisponde all'antico Campus Brutianus dei regionari.

L'origine di questa chiesa e dell'abazia che vi fu annessa risale probabilmente al secolo X e forse si dee ascrivere, come tante altre, al periodo della tirannide di Alberico e di Crescenzio. Certo era fra le abazie romane, e così è ricordato, da Pietro Mallio canonico di s. Pietro nel libro indirizzato ad Alessandro III papa dopo l'anno 1160: intra urbe ravennantium scilicet transtiberim est abbatia ss. Cosmae et Damiani in vico aureo. Le notizie più diffuse e precise della chiesa e del monastero le abbiamo però in una storia manoscritta che ha per titolo: Cronaca di suor Orsola Formicini, della quale uno degli esemplari si conserva oggi nella biblioteca del Collegio romano, ed un secondo nella Vaticana; cronaca complilata nel 1607 dalla suddetta Formicini, che fu abadessa di detto monastero nel 1598.

Da quella cronaca impariamo che per lungo tempo dimorarono nell'abazia i monaci Benedettini e vi rimasero sino all'anno 1234, essendone abate un don Reginaldo; ma nel mese di settembre dell'anno detto passò alle monache chiamate le recluse di s. Damiano che ne sono ancora in possesso. Fra gli abati più celebri di quest'abazia, suor Orsola ricorda un cotale Bobo, che l'anno 1177 acquistò un fondo in un luogo del Trastevere detto Canapino.

Da un documento dell'anno 1195 sotto il pontificato d'Innocenzo III, abbiamo che un altro abate donò in enfituesi a terza generazione la vigna annessa al monastero medesimo, che in quel documento decis positam in cavone iuxta viam et stratam. Il monastero, oltre l'abazia, possedeva anche l'ospedale ove dimorò s. Francesco d'Assisi; avea soggette le abazie di s. Maria de Capranica, s. Maria de Farneto, s. Paolo, s. Andrea, s. Pietro, s. Filipppo, s. Iacobo in Turri, s. Cornelio, s. Crispolto, tutte situate fuori di Roma. (pag. 665) Insomma ricchissimo era questo monastero che possedeva vigne, oliveti, saline e castelli. Da una pietra, così la cronaca di suor Orsola, che stava nello scalino dell'altare, risulta che la chiesa in origine era dove è oggi il refettorio del convento. Dalla predella dell'altare la dotta abadessa ricopiò inoltre la epigrafe seguente, che è dell'anno 1066:

PRESVL ALEXANDER ROMANE SEDIS IN ARCE
RITE SECVNDVS ERAT PRECIBVSQVE FLEXVS HONESTIS
PATRIS ODIMVNDI RECTORIS TVNC DOMVS HVIVS
HANC TERNIS AVCTA SACRAVIT SEDIBVS IBA
SEXAGINTA SIMVL SEX DVCENS ANNOS VOVEBAT TERNOS INDICATIONE RQVIA (sic)
CVRSVS
MENSE NOVEMBRE DIES TERQVINTOS FORTE GERENTEM
AD HONOREM SPECIALITER VESTRORVM INCLYTI MARTYRES
SCI COSME ET DAMIANI DICATA EST VOBIS BASILICA
ET COMVNITER CVNCTORVM QVORVM VEL SACRA HIC
RECONDANTVR PIGNORA VEL SVBNOTATA NOMINA
RECENSENTVR SCILICET SANCTISSIME DEI GENITRICIS AC
VIRGINIS MARIE SANCTORVM COSME ET DAMIANI
SCI BENEDICTI AC EMERENTIANE

Suor Orsola, fra gli abati del monastero, nota un cotale Falco o Falcone, che nel 1076 fu eletto cardinale di santa Chiesa. Nel secolo XVI la vigna annessa al monastero dicevasi della botte, come trovo in un documento dell'epoca in cui è scritto: si chiamava la vigna della botte per starvi ivi una botte de marmore piena de acqua, si bè ora l'acqua ci è tolta. Nel 1475 Sisto IV riedificò dai fondamenti la chiesa, come apparisce dalla iscrizione che leggesi sull'architrave della porta; posteriormente è stata più volte restaurata. Era preceduta da un atrio, sostituito con un cortile ornato di una fonte costruita l'anno 1731. Nel catalogo di Torino comparisce fra quelle della terza partita e i si dice che habet moniales xxxv et sunt ordinis s. Clare, habet etiam fratres minores ii.

Per i lavori del collettore delle acque urbane sulla sponda destra del Tevere, vicino a s. Cosimato si scoprì un lastrone colla seguente scritta:

FELES ET VICTORINAE IVE
SE BIBI FECERVNT MICAVREA DEPO
SITA IN PACE MESE AVGVSTO

Mica aurea appartenevasi in Roma una sala da pranzo (coenobio) fatta da Domiziano nella regione celimontana, ma anche (p.666) un luogo nel Trastevere. Nell'Anonimo d'Einsiedeln che ai tempi Carlo Magno descrisse da una carta topografica di Roma i suoi monumenti, si nomina in questa regione la Mica aurea. Il ch. prof. Gatti dice che un luogo collocato presso il Gianicolo nelle adiacenze di s. Crisogono e due chiese del medio evo, cioè s. Giovanni della Malva e s. Cosimato, ne mantennero il nome. Anche la Graphia urbis Romae compiuta nel secolo XIII registra nel cap. VIII -- palatium Domitiani in Transtiberim ad Micam auream. In una bolla di Bonifacio IX troviamo anche s. Giovanni de Mica aurea del 1395; e l'odierno nome della Malva è corruttela di mica aurea. Conchiude il Gatti che quest'appellazione fu propria non di un edificio, ma delle zone sottoornate al Gianicolo ad oriente; e dall'epigrafe scoperta risulta che vi era un cimitero cristiano detto Mica aurea presso la chiesa dei ss. Cosma e Damiano; il che non toglie che anche il gruppo di edifici dei ss. Cosma e Damiano fosse detto Mica aurea. l'epigrafe è del secolo VI.

S. Niccolò
Dalla sunnominata Cronaca di suor Orsola, apparisce che vicino a s. Cosimato v'era anche una chiesa dedicata a s. Niccolò: ed infatti di questa si fa menzione in una bolla di Giovanni XVII (a 998) ai monaci benedettini del monastero di s. Cosimato.

Hospitale de S. Biagio
Sorgeva nell'area dell'odierna chiesa e convento di s. Francesco a Ripa; ivi era un antico ospedale governato dai monaci benedettini detto s. Biagio de Hospitale.

In questo, circa l'anno 1219, fu ricevuto s. Francesco d'Assisi, che dieci anni dopo l'ottenne da Gregorio X per i suoi frati. Nel 1231 l'ospedale fu cambiato in convento e la chiesa riedificata colle elemosine di Rodolfo conte dell'Anguillara, della celebre famiglia di cui rimane ancora nel Trastevere il palazzo e la torre. In quel luogo i frati minori ebbero in Roma la loro prima sede.