il convegno > relazioni > Francesca Mariani

Restauri a San Cosimato: Lazzaro Baldi e i Cortoneschi

di Francesca Mariani

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player


Tra l’agosto 2009 e il marzo 2010, presso l’ex falegnameria del presidio della AUSL RM/A, ex Monastero dei SS. Cosma e Damiano in Mica Aurea, detto di S. Cosimato in Trastevere, è stato dato il via alla campagna per il restauro di sette tele raffiguranti le Storie della Vocazione e del Martirio dei Santi Pietro ed Andrea, provenienti in origine dall’Oratorio di Sant’Angelo in Pescheria ed attualmente conservati presso la sacrestia della Chiesa di San Cosimato.
Questo intervento fa seguito al restauro dei trentatré ritratti di cosiddetti “Benefattori”, esposti nella Sala di Rappresentanza, di alcuni reperti archeologici, dell’Edicola Sacra e della Fontana monumentale dell’Atrio scoperto, del Portale quattrocentesco, del Portone ligneo seicentesco, di un dipinto su tavola ed di un Crocifisso ligneo della Chiesa di San Cosimato, nonché  agli studi e ai progetti per la conservazione del quadriportico medioevale, in particolare del Lapidarium  del braccio nord.
In questa fase di lavoro e’ stato possibile effettuare un’utile ricognizione sullo stato di conservazione dell’intero ciclo pittorico, formato originariamente da nove tele, di cui solo sette sono giunte al P.P.T. Nuovo Regina Margherita intorno al 1925, dopo numerosi cambiamenti di  condizione giuridica.
Le tele, eseguite intorno al 1689 per l’Università dei Pescivendoli, seguirono le sorti dell’Oratorio della confraternita, che fu successivamente indemaniato e affidato alla Congregazione di Carità di Roma, nella cui sede furono trasferiti l’intero corredo sacro ed i quadri.
In seguito, con la soppressione delle Congregazioni di Carità,  passarono all’ ente comunali di assistenza (ECA) e poi agli Istituti Riuniti di Assistenza Sanitaria e di Protezione Sociale (I.R.A.S.P.S.).
Alla luce delle prime osservazioni dirette, è stata promossa una campagna di indagini conoscitive per mettere a punto le metodologie di intervento sull’opera LA CONSEGNA DELLE CHIAVI A PIETRO di Lazzaro Baldi, pittore pistoiese ma operante in Roma sotto l’influenza di Pietro da Cortona.
Durante il restauro si sono progressivamente svelati i dettagli tecnici,  le intenzioni e l’abilità con i quali l’autore impiegava la materia, e nuove indicazioni circa le intenzioni originali del valente esecutore sono state acquisite eliminando gli interventi pregressi e non più funzionali; in particolare,  si è messo in evidenza l’utilizzo da parte del pittore di vari strati di preparazione di colore diverso sovrammessi e giustapposti, per creare particolari effetti di trasparenza, collegando direttamente la sua abilità pittorica con quella del suo maestro Pietro Berrettini.
Con l’osservazione ravvicinata del supporto e della superficie dipinta è stato possibile integrare le informazioni delle fonti documentaristiche a noi note, come il corpus dei disegni preparatori del Baldi conservato presso il Fondo Corsini al Gabinetto Nazionale delle Stampe.
Sono state affrontate le problematiche legate alla conservazione del dipinto seicentesco in seguito ad un restauro databile intorno agli anni ’20 del XX secolo.
Sono apparse finiture  aderenti e lucide, la cui presenza non era più possibile attribuire a decisioni originali.
L’intenzione è stata dunque di rispettare le trasformazioni  formali avvenute in passato riportando alla luce tutti gli elementi e le patine originali presenti sotto strati soprammessi, allontanando quanto più le cause endogene di degrado e ricucendo le molte lacune di preparazione e pellicola pittorica che rendevano difficoltosa la lettura dell’immagine.
Le superfici restaurate rivelano il Baldi come un pittore conscio della tecnica e abituato a dipingere anche su supporti murali, che rielabora gli insegnamenti della bottega cortonesca circa l’uso dei fondi colorati, lo studio preliminare dei volumi e la composizione, con una tavolozza di grande effetto e altresì una particolare consapevolezza che rendono la sua opera maestosa e sentitamente devota.